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Trapianto di midollo: i genitori donatori compatibili.

Da oggi per eseguire un trapianto di midollo non è più necessario individuare dei donatori compatibili. Grazie ad un’avanzatissima tecnica, sviluppata dai ricercatori del Bambin Gesù di Roma, i genitori possono diventare donatori e tutti i giovani pazienti hanno l’opportunità di un trapianto. I risultati sono ottimi.

Il Corriere della Sera riporta così la notizia:

“Ventitrè bambini affetti da gravi immunodeficienze e rare malattie genetiche sono guariti completamente grazie a una nuova tecnica di manipolazione cellulare messa a punto dai ricercatori del Bambino Gesù e applicata per la prima volta al mondo nell’ospedale della Santa Sede. Anche in assenza di un donatore compatibile, la nuova tecnica rende possibile il trapianto di midollo da uno dei 2 genitori con percentuali di guarigione sovrapponibili a quelle ottenute utilizzando un donatore perfettamente idoneo. Quest’ultima frontiera del trapianto di cellule staminali è stata sperimentata anche su più di 70 piccoli pazienti affetti da leucemie acute e tumori del sangue, con percentuali di successo dell’80%. I risultati di questa sperimentazione sono stati presentati a New Orleans e ora pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Blood.

La nuova tecnica

«Grazie a questa tecnica riusciamo a offrire a tutti i pazienti la chance del trapianto, con una probabilità di cura molto elevata- ha detto Locatelli, direttore del Dipartimento di Onco-ematologia e Medicina trasfusionale del Bambino Gesù- Parliamo di bambini senza donatori idonei. Uno di questi, a soli 8 mesi, era in condizioni così critiche per un’immunodeficienza primitiva che è stato trapiantato mentre si trovava in terapia intensiva. Oggi è a casasua e ha una vita perfetta».I ricercatori del Bambino Gesù’, hanno messo a punto questa nuova tecnica di manipolazione delle cellule staminali che permette di eliminare le cellule cattive (linfociti T alfa/beta+), responsabili dello sviluppo di complicanze legate all’aggressione da parte di cellule del donatore sui tessuti del ricevente, lasciando peroò elevate quantità di cellule buone (linfociti T gamma/delta+, cellule Natural Killer), capaci di proteggere il bambino da infezioni severe soprattutto nei primi quattro mesi dopo il trapianto. «Questa metodica è ora a disposizione della comunità scientifica che potrà utilizzarla per tanti altri pazienti», ha spiegato Bertaina, sottolineando come «i bambini che sono stati sottoposti alla sperimentazione sono ora guariti e possono condurre serenamente la loro vita».

 Le testimonianze

Presenti alla conferenza stampa in cui sono stati presentati i risultati due mamme che hanno raccontato la loro testimonianza. «Mio figlio era affetto da una immunodeficienza- ha detto la mamma di Lorenzo- ma non l’ho mai visto soffrire, non ha mai smesso di mangiare, ha continuato a ridere. Addirittura durante la sua convalescenza io ho avuto la varicella e lui no. Sono davvero felice per tutto». «Anche per noi è stata un’esperienza positiva- ha aggiunto la mamma di Gabriel, un bimbo colpito dall’anemia di Fanconi- Abbiamo atteso per lui un donatore ma non ce n’erano. Alla fine il trapianto è avvenuto grazie al suo papà. Tutto è andato per il meglio ed è un’emozione vederlo crescere ogni giorno».”

Fonte: www.corriere.it