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FSE: la chiave della telemedicina

FSE: la chiave della telemedicina

Le associazioni di settore lo dichiarano, il governo sembra avere accolto come pertinente l’argomento: c’è davvero necessità di una rete d’assistenza per la nostra Rete d’assistenza. E no, non è un superfluo gioco di parole.

Quel che l’esperienza pandemica ci ha lasciato in eredità infatti è l’indispensabilità di un SSN pubblico, accessibile e intelligente, tale da poter erogare i suoi preziosi servizi anche e soprattutto online. Il sodalizio tra medicina e informatica non è un vezzo, non è una moda, ma un’opportunità enorme da cui la medicina tradizionale può trarre incredibili vantaggi, diventando più efficiente, più economica, più vicina e attenta al paziente.

A dirlo non sono gli informatici, che potrebbero avere interessi di parte, ma i medici stessi che, come unico interesse, hanno la salute della res publica. Così la Sit, l’Anorc, il Cnr-Irpps e la Siaarti congiuntamente sottolineano l’imprescindibilità del FSE che potrebbe “abbattere le ospedalizzazioni, anche nelle terapie intensive, in misura rilevante”, e ne hanno invocato una riforma urgentissima “perché così come è oggi lo strumento pone molti problemi operativi”.

FSE: la chiave della telemedicina

Cos’è il FSE?

Se volessimo avanzare una definizione, dovremmo senza dubbio dire che il Fascicolo sanitario elettronico è la raccolta dell’insieme di tutti i dati e documenti digitali di tipo sanitario e sociosanitario generati da eventi clinici presenti e passati, interni ed esterni al SSN, riguardanti ogni singolo paziente.

Ma più della definizione, per comprendere bene l’importanza del FSE bisogna capire il suo scopo e perché è considerato una delle chiavi della telemedicina. Una strutturata, precipua e pertinente raccolta di dati clinici, infatti, si traduce in una terapia puntuale e tempestiva, che ricorre alle ospedalizzazioni come estrema ratio. È proprio il caso di dirlo: un’anamnesi più dettagliata significa una diagnosi più accurata.

Se guardiamo al futuro prossimo, il FSE diventa ancora più centrale nella pratica medica, che dovrà affrontare la crisi del nostro sistema, accentuata dalla pandemia e dalle sue conseguenze, ovvero la gestione dei pazienti cronici.

FSE, lo stato ad oggi e le richieste per domani

Uno strumento potenzialmente innovativo e risolutivo, che nella pratica risulta però inadeguato. Le criticità del FSE, nello stato attuale, vengono eviscerate dai medici che più ne sostengono la necessità di utilizzo. È che oggi, così com’è strutturato il sistema, c’è ben poco di fruibile, poca condivisione, quindi davvero poca possibilità di eseguire quella diagnosi così attenta e cucita addosso al paziente, tale da assisterlo o teleassisterlo giornalmente.
Il presidente Sit, Antonio Gaddi conviene che “Per creare una sanità migliore servono informazioni sanitarie fruibili e corrette. L’attuale Fascicolo Sanitario Elettronico non solo non consente di realizzare questi obiettivi, ma non ha ancora dimostrato di essere scevro di possibili effetti indesiderati e rischia di bloccare molte delle progettualità del Pnrr”. 

Quel che rappresenta lo stallo, il discrimine tra la risorsa e il rimpianto è che “oggi in Italia vi sono 21 Fse, uno per ogni Regione (in realtà 22 con il Fse jolly della Sogei) per l’autonomia delle Regioni con conseguente diversi contenuti e funzioni, oltre a quelle richieste a livello nazionale”, come ha spiegato Fabrizio L. Ricci.

La soluzione potrebbe essere un cambio di paradigma che superi i limiti geografici, e metta al centro della sanità il cittadino e i suoi dati. Ancora secondo il parere delle associazioni di cui sopra: “Serve una metadatazione standardizzata. E su quei dati a livello centrale vanno garantiti i principi d’interoperabilità, accessibilità, minimizzazione, usabilità, condivisione, garantendo naturalmente una applicazione rigorosa del Gdpr”.

FSE, l’adozione delle nuove linee guida

L’appello è stato accolto. O per lo meno in linea di principio. Da pochi giorni le Regioni hanno superato le loro riserve e hanno accettato le Linee Guida per l’attuazione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), dall’ispirazione unitario-nazionale.

A fronte di un investimento di 1,38 miliardi di Euro, coperti dal PNRR, l’obiettivo condiviso tra Stato e Regioni “è fare presto per rendere il Fascicolo sanitario Elettronico un efficace strumento di diagnosi e cura, grazie anche all’aumento della qualità e della quantità dei dati clinici”.

Questi dati offriranno informazioni utili per definire e attuare politiche di prevenzione e una programmazione sanitaria a livello nazionale e per incentivare l’attività di ricerca medica e biomedica.

Il ‘nuovo’ FSE: ecco cosa prevedono le linee guida

Quel che prima era raccomandato, adesso è attuativo, per lo meno nel lustro 2022-2026.

Il potenziamento del Fascicolo Sanitario Elettronico ha quattro obiettivi principali:

  1. Accesso omogeneo, unico e nazionale al FSE per tutti gli assistiti del SSN.
  2. Integrazione e condivisione dei dati clinici rilevanti tra professionisti e strutture sanitarie (sia pubbliche che private), al fine di garantire continuità assistenziale sul territorio.
  3. Personalizzazione della terapia, sulla base dei dati, sempre più numerosi e pertinenti.
  4. Policy di politiche di prevenzione, programmazione sanitaria sulla scorta della conoscenza dello stato di salute della popolazione.

FSE: la medicina ‘senza luogo’ che è vicina ai pazienti

Quando si abbattono i confini regionali, quando la medicina esce dai luoghi che le erano stati deputati, c’è una dispersione di professionalità? Assolutamente no! Per quanto possa sembrare paradossale, la medicina agile, capace di non arroccarsi in struttura, trova in verità il suo posto sociale: quello accanto al paziente.

Le nuove linee guida e l’innovazione del FSE sono infatti ispirate dalle più che mai attuale analisi della popolazione.

Da quando la medicina è riuscita a posticipare la morte, si stima che in Italia l’invecchiamento della popolazione è tra i più intensi d’Europa, si è dovuta confrontare con una nuova situazione, caratterizzata da un crescente numero di cittadini non auto-sufficienti e di pazienti che tendono a sviluppare patologie croniche.

La medicina così diventa non solo cura, ma anche assistenza, per questo oggi più che mai deve accorciare la distanza tra istituzione e cittadino. Magari per mezzo di uno smartphone o di un archivio dati interconnessi.