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come migliorare il neuro sviluppo dei bambini

Con genitori partecipi si aumenta la qualità neurosviluppo figli

Sipps: Coinvolgendo i genitori si aumenta del 15% la qualità del neurosviluppo dei bambini

Come aumentare la qualità del neuro sviluppo dei bambini?

La rivista “DIRE – Agenzia di Stampa Nazionale“, specializzata in politiche parlamentari e di governo, politiche regionali e locali, oltre che su esteri, welfare, sanità, ambiente, scuola e giovani, intervista il dottor Leo Venturelli il respontabile scientifico del Progetto Tandem, .

Riportiamo qui l’articolo consultabile sulla newsletter Minori e Pediatria, numero di ottobre.

Sipps: Con genitori partecipi +15% qualità neurosviluppo figli

“Un genitore attivato e inserito nella dinamica di controllo del proprio figlio, non solo sul piano alimentare e della crescita fisica ma anche neuroevolutiva, è un genitore attento e che può, in un mese e mezzo/tre mesi, migliorare del 15% la qualità delle proprie risposte ai test e quindi la funzione di sviluppo neuroevolutivo del proprio bambino“.

A parlare è Leo Venturelli, pediatra, garante dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Comune di Bergamo e responsabile nazionale dell’Educazione alla salute e della Comunicazione della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps).

come migliorare il neuro sviluppo dei bambini

Il dato emerge da una ricerca scientifica avviata tre anni fa nell’ambito del più ampio ‘Progetto Tandem’ e che, ad oggi, ha raccolto 431 schede con le risposte di altrettanti genitori.

“Da soli i genitori diventano lo strumento operativo per migliorare le performance neuroevolutive del bambino, senza l’intervento del pediatra o del neuropsichiatra infantile e dei centri di abilitazione e riabilitazione psicomotoria.

Il nostro è un progetto che fa sì che il genitore sia coinvolto in modo pratico, con il pediatra come referente”.

La ricerca della Società scientifica, infatti, è nata con un triplice obiettivo: “Il progetto Tandem- spiega Venturelli – è partito come una ricerca scientifica con l’obiettivo di scattare una fotografia dell’esistente in Italia riguardo lo sviluppo neuroevolutivo dei bambini.

Un altro obiettivo del progetto- prosegue- è di coinvolgere maggiormente le famiglie, le quali riteniamo siano la migliore fonte di informazione su quello che i bambini fanno nella quotidianità, nel loro ambiente, in famiglia.

Il terzo punto fondamentale di questa ricerca è avere dei dati che possano influenzare le decisioni operative delle famiglie nel migliorare gli aspetti motori, psicologici, linguistici e relazionali del bambino.

Una ricerca non solo osservazionale- tiene a precisare il responsabile nazionale dell’Educazione alla salute e della Comunicazione della Sipps- ma che serva a migliorare il bambino”.

La Sipps ha avviato questo progetto, illustra il pediatra, per “scoprire qualcosa di più sui bambini e sul loro sviluppo neuroevolutivo, perché in Italia non ci sono indagini estese che ci dicano quanti sono in percentuale i bambini con questi disturbi. Ci sono solo ipotesi basate sui casi che arrivano all’osservazione dei centri di neuropsichiatria – chiarisce Venturelli – che ci dicono teoricamente che siamo intorno al 15% di bambini che in Italia hanno problemi di neurosviluppo“.

La ricerca indaga diverse aree:

  • sviluppo delle funzioni del corpo
  • sviluppo della consapevolezza dell’ambiente
  • sviluppo sociale
  • gioco
  • linguaggio
  • sviluppo cognitivo
  • motricità generale e fine

“Sono otto aree tipiche dello sviluppo infantile che vengono prese in considerazione nei test che si fanno ai bambini o nei questionari somministrati alle famiglie- chiarisce il pediatra – Il programma prevede valutazioni a 3-6-9-12 mesi e, in seguito, ogni 6 mesi fino ai 6 anni di età. Quindi, rispetto a molti altri test neuro-psicologici utilizzati anche dai pediatri che si fermano ai 3 anni di vita- tiene a precisare Venturelli – il nostro test va oltre, recuperando alcune patologie che sono di minore importanza diagnostica immediata, ma hanno un’importanza strategica durante la frequenza della scuola materna sul piano del linguaggio e comportamentale”.

L’area che, ad oggi, è risultata più critica è quella del gioco

“Sembra che in questo periodo i genitori italiani giochino meno con i loro bambini e sappiano coinvolgersi meno – spiega l’esperto – Questo la dice lunga sul fatto che si usano il telefonino o il tablet come strumenti di gioco, anche per i più piccoli. Del resto- constata Venturelli- la possibilità di avere strutture apposite per giocare e apprendere come asili nido e scuole dell’infanzia non è equamente distribuita nel nostro Paese. In alcune zone d’Italia, infatti, solo il 2% dei minori ha la possibilità di frequentare un asilo nido e questo significa che le possibilità di sviluppo delle capacità di gioco sono appannaggio dei bambini che frequentano la collettività rispetto a quelli che stanno da soli a casa, magari con adulti”.

Cosa significa per un bambino giocare poco, dal punto di vista evolutivo?

“Un bambino che gioca poco – chiarisce il pediatra- non si attiva nelle altre aree di sviluppo neuroevolutivo, sviluppa funzioni come linguaggio, movimento, socialità in modo disarmonico o comunque più lento. Ad esempio, un bambino che gioca poco si muove meno e quindi sviluppa meno la sua motricità. Bisogna incentivare i genitori a giocare di più con i propri figli”, ammonisce Venturelli.

Dal punto di vista pratico, chiarisce l’esperto, “i genitori coinvolti nel progetto Tandem ricevono l’invito a scaricare sul proprio smartphone una app coi questionari dal pediatra. Le risposte vengono transitate attraverso un sistema informatizzato che consente loro di ripetere il test ogni mese e mezzo nel primo anno di vita e ogni 3 mesi dall’anno di vita in poi del bambino.

La ripetizione – chiarisce il membro della Sipps – è utile perché il genitore, una volta chiamato all’osservazione dello sviluppo neuroevolutivo del proprio figlio attraverso questi test, si sente coinvolto ed è attivo nel verificare se nel giro di qualche mese il proprio bambino migliora il suo sviluppo e quindi la qualità delle risposte ai test”.

L’obiettivo della Sipps è estenderlo a quanti più pediatri e famiglie possibili sul territorio nazionale

Dopo i primi tre anni dalla partenza del progetto, l’obiettivo della Sipps è estenderlo a quanti più pediatri e famiglie possibili sul territorio nazionale. “Per fare questo- spiega Venturelli – stiamo implementando e mettendo in uso, con l’aiuto di esperti informatici, un programma per i pediatri che si chiama ‘NeoPed’ e una app per smartphone dedicata ai genitori che si chiama ‘Medicami’, per far sì che la compilazione delle schede sia più semplice e rapida, non costringendo le persone a compilare fogli di carta che vanno poi raccolti e analizzati.

Aiutare i genitori a stare collegati con il proprio pediatra e a controllare di più il proprio bambino significa anche ridurre gli invii impropri ai servizi di Neuropsichiatria infantile di II e III livello – sottolinea il pediatra.

Se noi riusciamo ad arginare situazioni borderline e a riportarle alla normalità, contribuiamo a ridurre l’intasamento di questi servizi.

Il programma, infatti, elabora le risposte fornendo al pediatra anche un primo riscontro della situazione del bambino, con colori differenti che corrispondono ad altrettanti alert (rosso quando ci sono problemi, e verde se tutto va bene, con alert intermedi arancioni e gialli).

Agiamo quindi a livello globale, raccogliendo dati epidemiologici, e a livello individuale, offrendo informazioni preziose a pediatri e famiglie.

È una medicina ‘sartoriale'”, conclude.

(Red/ Dire)

Articolo consultabile anche su Articolo Sipps sul sito di Dire

Sei un pediatra e vuoi avere più informazioni sul Progetto Tandem? Consulta il sito www.ProgettoTandem.it

Il Progetto Tandem è sviluppato e supportato gratuitamente da neoPed – Gestionale Medico Pediatrico